Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho scelto di non scrivere per intero il mio intervento, di accontentarmi di una scaletta, perché non volevo mediare tra la passione che sento necessariamente presente nella mia riflessione e la mia naturale moderazione verbale.
Sono tra quelli che hanno insistito perché venisse presentata nel Parlamento questa mozione di sfiducia. E molti mi hanno spiegato che poteva essere anche un regalo fatto alla maggioranza, fatto al Governo, perché questo voto avrebbe potuto rinserrarne le fila, costringere a un voto esplicitamente favorevole al presidente Cuffaro, ma la cosa che mi muove è propria questa: la mia intenzione, e l’intenzione di tanti di noi che hanno presentato questa mozione, è quella di fare chiarezza e, soprattutto, di dare al Parlamento l’occasione per svolgere fino in fondo la sua funzione.
Io non le chiederò di dimettersi, signor Presidente, l’ho fatto quando il tempo me lo consentiva, l’ho fatto nel giugno del 2003 quando lei ricevette l’avviso di garanzia e lo feci quando fu rinviato a giudizio, perché allora era ancora possibile appellarsi alla sua coscienza e alla sua sempre vantata attenzione alle istituzioni.
Oggi no! Il tempo è scaduto. Per noi parlamentari non è il tempo della richiesta delle dimissioni. Oggi, per noi, è il tempo della nostra responsabilità. Questa Aula non è come un cittadino comune, che può chiederle soltanto le dimissioni, questa Aula può rimuoverla dal suo incarico, è nelle sue funzioni costituzionali del nostro Statuto, e questo chiede la mozione ai deputati.
Lei, signor Presidente, ha tutti i diritti degli imputati e dei condannati di primo grado. Avrà il diritto di professare la sua innocenza, di provare a provarla, a convincere altri tribunali a scagionarla. Ma la questione che noi abbiamo di fronte non è quella giudiziaria, non è soltanto per la mia incompetenza su materie giuridiche, ma la questione che voglio porre non ha nulla a che fare con la sentenza. E’ un altro luogo quello. E là c’è stato e continuerà a starci.
Quest’Aula, invece, ha il dovere di giudicarla politicamente, cioè giudicare se i fatti che si sono succeduti in questi anni sono sufficienti a chiederle di lasciare il passo oppure se, invece, lei può continuare con la solidarietà della sua maggioranza a mantenere questo incarico.
A voi colleghi mi rivolgo. Il Parlamento siciliano in questi diciotto mesi non ha fatto nulla per passare alla storia, neanche qualche volta per passare alla cronaca. Sono stati più i dileggi, sono state di più le imboscate che hanno riempito le cronache parlamentari, che atti importanti per la nostra Regione. Ma per questa mozione, per il dibattito che oggi svolgeremo in quest’Aula, questa Aula, questi parlamentari entreranno nella storia. Ci potranno entrare con una pagina nera, ci potranno entrare con una forte presa di consapevolezza. Potranno nicchiare, potranno far finta che nulla è successo, potranno rifiutare di prendersi le responsabilità, oppure potranno liberamente ragionare e liberamente determinarsi.
Quest’Aula è stata prigioniera delle incertezze, delle incertezze dovute al processo e a una insipienza che il Governo ha continuamente riversato su quest’Aula; indecisioni, incapacità di governare, nessuna svolta strategica nei bisogni della Sicilia.
Questo è quello che siano stati! Adesso, a un Governo che ha prodotto guasti, dovete, dobbiamo rispondere con un giudizio. La storia – mi permetto di usare questa parola – giudicherà oggi non le azioni dell’onorevole Cuffaro, oggi giudicherà come noi ci siamo comportati! Quando voteremo o non voteremo la sfiducia, questo Parlamento definirà la soglia che ritiene sia insuperabile e al di sotto della quale non si può stare. E’ questo Parlamento che determinerà tale condizione per i siciliani.
Quando torneremo a casa dovremo rispondere ai nostri parenti, ai nostri amici, dovrete – quelli che non avere firmato la mozione e eventualmente non lo voterete – spiegare perché. Dovrete spiegare perché ritenete che si può mantenere il Governo della Sicilia pur essendo condannati. Guardate – ripeto – non sono interessato a sapere se la condanna è così grave da coinvolgere il 416, il 378, il comma 2 o quant’altro. Le cose che sono contestate e che per certi versi sono ammesse dallo stesso onorevole Cuffaro, sono, a mio avviso, sufficienti ed abbondanti perché la politica possa dare un giudizio. Non ci si può lamentare del ruolo della magistratura; non ci si può lamentare del ruolo di surroga che qualche volta assume la politica se questa non ha la responsabilità di agire.
Questo atto è un atto estremo, finale, di una fase di degenerazione che coinvolge una larga fetta delle classi dirigenti di questo Paese, della Sicilia e del Mezzogiorno in particolare. Sono molte le ragioni e non abbiamo probabilmente il tempo di analizzarle tutte, ma fra queste – non vi è dubbio – vi è un abbassamento significativo della soglia della moralità, nonché il peso che le mafie e il malaffare hanno nel rapporto con la società e con la società politica in particolare.
Gli anni che stiamo vivendo hanno trasformato e manomesso la scala dei valori sociali, culturali, politici ed etici. Si è brindato alla fine delle ideologie e le abbiamo sostituite con gli interessi personali, e di più, abbiamo lasciato che gli ideali e la ragione fossero sostituiti dagli istinti e questo giù, giù, fino a considerare possibile che fatti noti come quelli che stiano affrontando, fossero considerati ininfluenti per la politica e per i politici.
Io non so qual è il livello di gravità dei fatti dal punto di vista giudiziario, però non sono tra quelli che pensano che si posa perdonare, che si possa ritenere lecito politicamente. I fatti che sono a noi noti.
Poco fa, l’onorevole Cuffaro, nella sua difesa, ci ha detto che sì, è vero, ha incontrato ieri, come lo facevano tanti altri, ha detto, poi ci ha detto anche che sì, forse, ha perfino parlato con un suo vecchio amico, che non ha mai parlato con i mafiosi ma che, forse, ha parlato con un suo amico, con il dottore Miceli, ho creduto di capire dalle sue parole. Guardate, se questo non è sufficiente e non è rilevante sul piano penale per me lo è sul piano politico.
Ecco quello che dobbiamo fare: noi dobbiamo decidere qual è il livello che la politica assume per sé ancor prima di quello che è assunto dal punto di vista penale.
Voi, cari colleghi, vi dovete assumere questa responsabilità – dicevo - tornando a casa dovete dire con chi siete stati, da che parte avete votato e non potrete fare come avete fatto in questi giorni dicendo che, forse, era giusto che l’onorevole Cuffaro si dimettesse. Adesso siete nelle condizioni di assumere una responsabilità. Io penso che questa mozione definirà un campo.
Vi chiedo di abbandonare tatticismi, vi prego di abbandonare le convenienze, anche quelle personali, perfino quelle elettorali perché noi, conclusa questa fase della mozione, ove mai dovessimo soccombere ad una maggioranza irresponsabile, continueremo e vi additeremo uno per uno, uno per uno come complici del degrado della politica in Sicilia perché questo sarete se non voterete la sfiducia all’onorevole Cuffaro, perché l’onorevole Cuffaro è stato molto abile: ha trasformato, anche in questa sede, il processo pieno di accuse in un processo “mafia sì, mafia no” e quando il processo lo ha apparentemente assolto da quell’accusa, dall’accusa più grave, lui si è sentito assolto in generale.
Voi non potete, noi non possiamo stare a questa condizione. Le condizioni ci sono perché, al Presidente si chieda di farsi da parte. Una cosa, onorevole Cuffaro, soltanto una cosa voglio dirle: lei è persona che ha rivendicato, poco fa, una militanza lunga ed una formazione alta. Ed io sono convinto che la Democrazia cristiana era un grande partito, con grandi valori e che dava una grande cultura ai suoi dirigenti. Ecco, io le chiedo questo: crede davvero che le persone cui lei si è ispirato da giovane, le persone di cui ha letto e di cui ne ha, probabilmente con attenzione, anche utilizzato gli scritti, è sicuro che Don Sturzo, ad esempio, si sarebbe comportato come lei? E’ sicuro che Don Sturzo approverebbe il suo comportamento? E’ sicuro che Don Sturzo non le chiederebbe le dimissioni?
martedì 11 marzo 2008
INTERVENTO DELL'ON. CANTAFIA ALL'ARS PER LA MOZIONE DI SFIDUCIA AL GOVERNATORE CUFFARO (24 GENNAIO 2008)
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